In tre mosse Sarah Paolucci è riuscita ad attirare l’attenzione del gruppo di bambini che sono stati i veri protagonisti di un laboratorio che mai avevano avuto l’occasione di seguire. La prima mossa è stata la parola Furighedda, che è diventata un marchio con un peperoncino al posto del puntino sulla i. Si perché in sardo la parola significa frenesia, voglia di fare, con un pizzico di vanità proprio come quelle persone che in sardo sono chiamate “peperute”. La seconda mossa è stata la spiegazione dei tessuti e della loro fabbricazione a telaio distinguendo la direzione dei fili dell’ordito e della trama. Molto semplice, basta un gomitolo di lana e alcuni bambini volenterosi per simulare un telaio umano. La terza mossa, meraviglia delle meraviglie, è stata una macchina da cucire, messa a disposizione dei bambini per la realizzazione di ghirlande personalizzate con cerchietti di broccato a scelta tra scampoli che hanno avuto una seconda chance di economia circolare.











