C’è chi non aveva mai impugnato un paio di forbici; chi non aveva mai tagliato un pezzo di stoffa; chi non aveva mai sentito la parola broccato; chi non aveva mai visto una macchina da cucire all’opera. Eppure è stata tanta la meraviglia nel vedere quelle stoffe pregiate con i fili d’oro e d’argento, di seta e con fibre dai colori vivacissimi che in rilievo formano motivi floreali e astratti. E il pensiero va subito dritto ai bellissimi e ricchi costumi tradizionale sardi, al folclore di comunità resistenti e orgogliose della tradizione.
Non solo meraviglia ma anche sorpresa quando il papà di alcuni bambini kirghisi ricorda che lui da piccolo giocava vicino ai pedali della macchina da cucire mentre la mamma lavorava le stoffe. Anche da noi in Italia e in Sardegna una macchina da cucire singer non mancava nelle case quale elemento di congiunzione tra il lavoro domestico e quello tessile, tra tecnica e manualità, immaginazione e realizzazione.
Nasce così un primo approccio per realizzare cartoncini, segnalibri, appendini natalizi con stoffe sfrangiate. Dove l’azione artigiana diventa un fare poietico perché, come dice la parola, incontra la poesia.











